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Gioco online, le mani delle mafie sul mercato delle scommesse: 68 arresti tra Reggio Calabria, Catania e Bari


Di Lucio Musolino
Avevano bisogno di “quelli che cliccano, che movimentano” i soldi facendoli transitare da un Paese all’altro senza lasciar traccia delle transazioni online, non di quelli che fanno “bam bam”, cioè di quelli che sparano. E così avevano puntato tutto sul gioco online, impadronendosi – secondo la Direzione nazionale antimafia – del mercato delle scommesse. Tutte insieme: clan della ‘ndrangheta, famiglie mafiose siciliane e pugliesi che poi puntavano all’estero per riciclare il denaro.
Oltre 60 arresti in Puglia, Calabria e Sicilia – Sessantotto arresti (13 a Catania, 22 a Bari: si tratta di esponenti legati alle famiglie storiche della criminalità organizzata) e un’ottantina di perquisizioni sono stati eseguiti stanotte dalla guardia di finanza, dalla Dia, dalla polizia e dai carabinieri. Tre inchieste, tre procure (Reggio CalabriaBari e Catania) e centinaia di uomini impegnati nel blitz coordinato dalla Dna e dal procuratore Federico Cafiero De Raho. In sostanza le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse on line. 
Volume d’affari da 4,5 miliardi di euro – Oltre all’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Bari e ai due provvedimenti di fermoeseguiti dalle Dda di Reggio Calabria e Catania, c’è stato un sequestro di beni in Italia e all’estero per oltre un miliardo di euro. Il volume delle giocate relative agli eventi sportivi, e non solo, era molto più vasto. Dalle indagini, condotte anche dallo Scico di Roma, infatti è emerso un giro d’affari superiore ai 4,5 miliardi di euro.

Imprenditori e prestanome – In carcere sono finiti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese. Ma anche diversi imprenditori che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, di fatto erano i prestanome dei clan. Le tre procure contestano i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggioautoriclaggio, illecita raccolta di scommesse on line e fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. In Calabria, in Sicilia e in Puglia il sistema è pressoché lo stesso: seguendo il percorso del denaro utilizzato per scommettere su internet, la guardia di finanza è riuscita a ricostruire come i gruppi criminali coinvolti nell’inchiesta si sono spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line.
I sequestri da Malta a Curacao – Il tutto utilizzando diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. I soldi, accumulati illegalmente, venivano poi reinvestiti in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta.
Le giovani leve dei “teganini” – Nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamattina a Roma, nella sede della Dna, saranno illustrati i dettagli delle tre operazioni che, per quanto riguarda la ‘ndrangheta, sono state coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai sostituti della Dda Stefano Musolino e Sara Amerio. Il provvedimento di fermo ha riguardato anche le giovani “leve” delle cosche. In particolare, nel provvedimento di fermo sono finiti alcuni dei “teganini”, i figli dei boss Tegano che, assieme ai De Stefano e i Condello, hanno fatto la storia criminale della città dello Stretto.

Il ruolo dei “teganini” – Tra i destinatari del provvedimento di fermo c’è Domenico Tegano, detto “Mico”, figlio del boss ergastolano don Pasquale. Quest’ultimo dopo anni di latitanza era stato catturato nel 2004 e, da allora, è detenuto al 41 bis nel carcere di Spoleto perché ritenuto dagli inquirenti un “elemento verticistico della cosca”. Mico Tegano è il suo primogenito e, secondo gli investigatori, ha un carisma “fuori dal comune”. Fino a ieri erano conosciuti in città per aver terrorizzato la movida reggina con risse, estorsioni, spaccio di cocaina e controllo quasi militare dei lidi sul lungomare di Reggio. Oltre alle tradizionali attività criminali, però, il rampollo si occupava di scommesse e da anni è solito recarsi anche all’estero. Di Mico Tegano ne ha parlato anche il collaboratore Mariolino Gennaro che, prima di pentirsi, era l’uomo della cosca che, da Malta, gestiva gli affari legati alle scommesse online.

La città di Calgary ritirerà la candidatura ai Giochi invernali del 2026 dopo l’esito del referendum sull’organizzazione

Il sindaco della città canadese di Calgary, Naheed Nenshi, ha detto che dopo il referendum in cui il 56,4 per cento dei votanti si è opposto all’organizzazione in città delle Olimpiadi invernali del 2026, ratificherà l’esito nel consiglio comunale e ritirerà ufficialmente la candidatura della città. Già prima del referendum di martedì, Nenshi aveva chiarito che la candidatura di Calgary non sarebbe rimasta in piedi senza l’appoggio della maggioranza dei cittadini. Secondo dati non ancora definitivi, dei 304.774 voti complessivi del referendum, 171.750 sono stati contro la candidatura mentre 132.832 quelli a favore. I risultati definitivi verranno pubblicati venerdì.
La città canadese è quindi l’ultima a ritirare la proprio candidatura per l’organizzazione dei Giochi invernali del 2026 dopo Sion, Graz, Sapporo ed Erzurum. Dopo la ratifica del ritiro di Calgary, in corsa ne rimarranno solo due: Stoccolma e Milano-Cortina, la cui candidatura congiunta è stata confermata dal CONI lo scorso ottobre. L’assegnazione definitiva avverrà durante l’assemblea generale del CIO in programma a Milano il prossimo settembre.

Paura per il giornalista di Report che ha indagato sulla Juve: tentano di bruciargli casa


Di Giuseppe Cozzolino

Una notizia terribile quella che arriva dalla periferia di Roma: ignoti, hanno infatti compiuto un vero e proprio gesto intimidatorio verso Federico Ruffo, il giovane autore di Report che di recente aveva condotto l'inchiesta per lo storico programma televisivo di Rai Tre sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle curve della Juventus, dando il via anche ad un mare di polemiche, soprattutto nell'ambiente bianconero.

Come riportato da "il Mattino", solo l'intervento provvidenziale di un cane, che ha iniziato ad abbaiare improvvisamente mettendo in fuga gli autori, avrebbe evitato il peggio. L'abitazione di Ruffo si trova tra Ostia Antica ed Acilia: attorno alle 4.30 circa, qualcuno ha prima disegnato una croce con della vernice rossa sulla parete della sua abitazione, poi avrebbe cosparso di benzina il pianerottolo dove c'è l'ingresso di casa sua. E a quel punto, l'intervento del cane che ha "sventato" i piani dei malviventi. Il giornalista, come riporta il Mattino, ha poi spiegato di passare "pochissimo tempo in quella casa, non ho idea di come abbiano fatto a sapere che stavo tornando".

Già prima della messa in onda del servizio, la Federazione Nazionale Stampa Italiana aveva parlato di "intimidazioni, minacce, annunci di querele milionarie", spiegando in un comunicato stampa che già ore prima della trasmissione dell'inchiesta di Report condotta da Ruffo, questa aveva "scatenato le reazioni tipiche di quando si toccano affari sporchi. Usigrai e Fnsi si schierano al fianco di Federico Ruffo, autore dell'inchiesta, del curatore Sigfrido Ranucci, e di tutta la redazione di Report. Chiediamo alla Rai e alle autorità, ciascuno per le proprie competenze, la massima attenzione, vigilanza e protezione per fare muro di fronte alle minacce di ogni tipo". Anche dopo la messa in onda dell'inchiesta, le polemiche erano infuriate sul web contro l'autore dell'inchiesta e la trasmissione di Report stessa.

FONTE: https://roma.fanpage.it/paura-per-il-giornalista-di-report-che-ha-indagato-sulla-juve-tentano-di-bruciargli-casa/

Matteo Salvini vuole abolire il valore legale del titolo di studio


Di Stefano Rizzuti

Prima di affrontare concretamente l’argomento, probabilmente, di tempo ne passerà. Ma la questione dell’abolizione del valore legale del titolo di studio sembra stare a cuore al vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. E anche ai suoi alleati del MoVimento 5 Stelle che sul tema hanno anche avanzato una proposta di legge. A gelarli, per il momento, è il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che sembra voler attendere una riforma del mondo della scuola e dell’università che possa fare da apripista a nuove regole anche per il valore legale del titolo di studio.

Ieri Salvini ha parlato pubblicamente della questione: “Dobbiamo mettere mano alla riforma della scuola e dell'università, affrontando la questione del valore legale del titolo di studio”, ha affermato il ministro dell’Interno. Lasciando intendere che la sua volontà è quella di non far più valere la laurea come requisito necessario per partecipare ai concorsi pubblici. Una posizione spiegata dal vicepresidente del Consiglio: “Negli ultimi anni la scuola e l’università sono stati serbatoi elettorali e sindacali: ecco perché l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare”.

A frenare il leader leghista ci pensa però Bussetti. Che parla, sì, di “un tema di cui si dibatte da tanti anni”, ma sottolinea anche che “in questo momento non è in programma”. In ogni caso, “non è detto che poi non possa essere analizzato in futuro”. Oggi, però, per Bussetti le proprietà sono altre. Non una grande riforma dell’istruzione, ma quanto meno delle “modifiche che creino maggiore semplicità, certezze e percorsi giusti e mirati per arrivare ad ottenere quello di cui la scuola ha bisogno per il bene degli studenti”.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fanpage.it/matteo-salvini-vuole-abolire-il-valore-legale-del-titolo-di-studio/

Sgombero del Baobab: 130 persone identificate e allontanate


Di Francesco Loiacono

Sgombero in corso dall'alba al presidio di piazzale Maslax a Roma, dove si trovano un centinaio di persone senza dimora assistite dall'associazione Baobab Experience. È stata proprio la stessa associazione che fornisce assistenza ai migranti a dare notizia dello sgombero su sgombero su Twitter: "Stanno sgomberando il presidio di piazzale Maslax – si legge sul social netowork – Ci sono circa 100 persone che ancora dormono in strada non ricollocate dal Comune. Raggiungeteci". Il tweet fa riferimento a un incontro avvenuto la scorsa settimana tra gli attivisti che operano nell'improvvisato campo d'accoglienza alle spalle della stazione Tiburtina e l'assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale. Al termine di quell'incontro l'assessora Laura Baldassarre aveva annunciato a Fanpage.it la definizione di un calendario che avrebbe dovuto consentire ai migranti aventi diritto, nel giro di quattro giorni, "di essere accolti presso le strutture di Roma Capitale", in vista di uno sgombero che era comunque considerato imminente.

Oggi l'annunciato sgombero è arrivato, con tanto di blindati presenti sul posto, ma come fa sapere Baobab nel presidio di piazzale Maslax ci sono ancora circa cento persone che attendono una sistemazione dal Comune. Le forze dell'ordine, stando a quanto riportano gli attivisti di Baobab, avrebbero chiuso i cancelli e circondato il campo non consentendo all'inizio a nessuno di entrare né di uscire. Successivamente i primi migranti hanno raccolto i propri effetti personali e sono usciti dal campo, salendo su dei bus diretti al centro immigrazione di via Patini: "Le questioni sociali, a Roma, si risolvono così: polizia e ruspa – scrivono delusi gli attivisti – Il Campidoglio a 5 stelle non è diverso né dai precedenti, né dalla Lega. Una vergogna infinita per questa città".

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://roma.fanpage.it/baobab-sgombero-al-presidio-di-piazzale-maslax-a-roma/